[unomada-info] cómo acceder a POSSE

Peter Baumann discipline_red en yahoo.es
Mar Mayo 8 22:22:36 CEST 2001


  

       estimad en s compañer en s,


       como vereis más abajo, recientemente Il
Manifesto ha publicado esta 'reseña' acerca del último
número de la revista POSSE dirigida por Toni Negri.

        dado que algunos compañer en s estamos
interesados en el pensamiento de negri y nos
planteamos llevar a cabo la 'encuesta obrera' como
trabajo político, nos gustaría saber si alguno de los
integrantes de la Lista podría facilitarnos el acceso
a esta última revista e, incluso, a los numeros
atrasados que no serán muchos.

          ¿sabe alguién si es posible la subscripción
o es accesible en la web?


           MUCHAS GRACIAS, Baumann.
    
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01 Maggio 2001 
  
 
   "Attualità del comunismo"@ 
L'ultimo numero di 'Posse': fare inchiesta
metropolitana, ovvero l'autocostruzione politica di
soggettività disperse 
C. C. 

"Fareinchiestametropolitana": "tre parole in una" per
individuare categorie e concetti "che permettano a
ciascun soggetto proletario (materiale o immateriale
che sia) di organizzare la conoscenza dello
sfruttamento che subisce". Si apre così l'ultimo
numero della rivista Posse (direttore Toni Negri), 400
pagine tutte dedicate all'inchiesta come "metodo
politico": non per l'interpretazione del mondo ma per
l'"organizzazione della sua trasformazione". Il
riferimento esplicito è all'esperienza dei Quaderni
rossi - alle spalle la lunga storia, da Marx,
dell'inchiesta operaia - fatta cortocircuitare
nell'oggi, per verificarne utilità, senso, nel tempo
presente.
L'Inchiesta, così intesa, rinvia immediatamente al
problema della costruzione di "soggettività" politica,
e la redazione di Posse, nell'introduzione, pone
esplicitamente gli interrogativi che costituiscono il
bandolo sia dei materiali teorici che del lavoro sul
terreno dei gruppi inchiesta a Milano, Roma, nel
nordest. Se in gioco c'è il come si rimette in moto
un'autocostruzione di "coscienza critica del lavoro
vivo" nell'universo disperso postfordista, sorgono le
domande: a cosa corrisponde questo sentire nell'agire
di oggi?; che cos'è "militanza", oggi?
Gli interrogativi "sorgono attraverso l'ontologia
della nuova condizione metropolitana che l'inchiesta
rivela". Il bandolo non deflette, domande forti cui si
invita altri a discuterne giacché la questione
sociale, oggi questione metropolitana, rinvia
all'"attualità del comunismo". Niente paura, conclude
con un sorriso l'introduzione redazionale, "per coloro
che odiano la parola 'comunista'", si può dire la
stessa cosa altrimenti: "l'egemonia del comune".
Meriterebbe ben più di una segnalazione, questo numero
di Posse, per l'enorme materiale che accumula, e per
la puntuale rilevazione di tutti i nodi problematici
che si incontrano in una inchiesta, "conricerca", che
a differenza degli anni'60 non ha più un luogo carico
di un significato socialmente condiviso, dacché la
fabbrica "è scomparsa perché è dappertutto", e il
tempo di lavoro tende a coincidere col tempo di vita.
Ma un luogo topico, una chiave da maneggiare
politicamente c'è: la "cooperazione sociale", che vive
prima, dentro, e oltre il lavoro produttivo, e
costituisce il serbatoio di saperi, relazioni,
sentimenti, cui la produzione stessa attinge. "Lì è il
politico oggi, ed è lì che il fare inchiesta assume
senso". Di lì si vede cadere la distinzione tra
inclusi ed esclusi, la società a "due velocità" cara
alla sociologia dagli anni '80 in poi. Si vede che la
precarizzazione del lavoro, l'insicurezza, trascorre
dalla condizione "atipica" di tutte le forme
giuridiche e fiscali che differenziano oggi i
prestatori d'opera, fin dentro i luoghi un tempo
garantiti del lavoro tradizionale, in azienda. I
diversi pezzi compongono semplicemente la nuova
divisione del lavoro, dove il rischio sociale si
scarica sul lavoro. Nelle nuove forme di prestazione
dei lavoratori autonomi, intermittenti, precari, entra
in crisi la distinzione tra politiche del lavoro e
politiche del welfare: tra "assicurazione contro il
rischio del lavoro (gestita da padroni e sindacati) e
assicurazione contro i rischi sociali (gestita dallo
Stato)"; gestione della produzione, e della mobilità,
formazione, salute delle "popolazioni" - del bio-poter
- si confondono.
Quello che va costruito, in conclusione, è "il senso
di una soggettività comune del precariato", e
l'inchiesta come "lavoro linguistico", come
costruzione di un luogo dove parlarsi e far circolare
le esperienze, diviene immediatamente costruzione
politica, di coscienza e organizzazionew, "nella
contemporaneità, dove il lavoro linguistico,
relazionale, comunicativo è diventato tendenzialmente
egemone". Ma se è così un problema c'è, giacché anche
l'imprenditore oggi pone "la sua funzione su un
terreno direttamente politico, di produzione di legame
sociale orientata alla creazione di plusvalore"; mette
a frutto la ricchezza di saperi relazioni, linguaggi,
affetti, il tratto comune degli umani, come capitale
sociale, articolando il territorio alla bisogna.
Una "provocazione teorica": si può sostenenre che il
"toyotismo" non è altro che l'inchiesta operaia
cambiata di segno politico, l'assumere "il costituirsi
di relazioni etico/affettive all'interno del momento
produttivo in senso apologetico, come valore aggiunto
all'azienda, e non in senso critico". Un'operazione i
cui effetti si vedono nella diffidenza, divisione,
concorrenza dei prestatori d'opera disseminati sul
territorio; né gli autori di Posse nascondono problemi
e difficoltà sulla via della produzione di
soggettività. Resta l'auspicio, dopo questa
segnalazione sommaria (che ci sollecita interrogativi
rinviati a future interlocuzioni), che questo
ricchissimo numero di Posse sia l'avvio di un lavoro
politico, non resti solo "un libro". 

 
 
 
 


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